Eliotropio


L’eliotropio è un fiore, una pietra dura o un orologio solare.

Tre cose che pur non avendo nulla a che fare l’una con l’altra, hanno ricevuto lo stesso nome.

Il termine deriva dal greco ἥλιος (helios), che significa sole, e τρέπειν (trepein), che significa rivolgere.


heliotropium-arborescens
Sistematica. Familia Boraginaceae. Subfamilia: Heliotropioideae. Genus: Heliotropium. Sectio: H. sect. Heliothamnus.    Species: Heliotropium arborescens        [Autore della foto non rintracciabile]

L’Heliotropium arborescens è piuttosto longeva, purché posizionata al riparo dal vento e protetta nei mesi freddi. È una sempreverde a cui piace il sole e il caldo ma non disdegna qualche ora d’ombra nel pomeriggio. Può avere un portamento sia eretto, sia ad arbusto  e, durante la fioritura, è utile tagliarle i fiori appassiti, permettendole così di rifiorire. Non ha bisogno di molta acqua ed è splendida da giugno a ottobre.

I fiori dell’Heliotropium arborescens profumano di vaniglia e hanno un bellissimo color blu mare o lavanda. L’olio estratto dai suoi fiori è impiegato dai profumieri.


scaglie eliotropio
Caratteristiche dell’eliotropio. Composizione: essenzialmente SiO2. Striscio: incolore. Lustro vitreo. Diafanità da opaco a traslucido. Frattura concoide. Durezza 6.5 (Mohs). Densità 2.6-2.7 g/cm3. [Autore della foto non rintracciabile]


La pietra dura è una varietà di calcedonio di colore verde scuro, con spot rossi e arancioni. Il colore verde è stato attribuito alla presenza di aghetti di clorite o orneblenda (Heaney et al. 1994) o vagamente correlato alla presenza di ferro (Fe2+) e rame (Zhang e Sakurai 2009). Il giallo e il rosso sembrano dovuti alla presenza di ematite (Fe3+ in Fe2O3) mentre la magnetite (Fe3O4) potrebbe essere responsabile del colore nero (Zhang e Sakurai 2009).

Gli inglesi la chiamano “bloodstone“, proprio per le sue macchie rosse. La varietà africana, invece, è commercialmente denominata “seftonite” e, generalmente, ha un aspetto brecciato, frequentemente screziato da inclusioni di pirite.


Eliotropio_Seftonite
A sinistra, un’esemplare di eliotropio. A destra, alcune pietre lavorate di “seftonite” dal Sudafrica. [L’autore dell’immagine a sinistra non è rintracciabile mentre la foto a destra è personale e soggetta a copyright).


Il maggiore produttore odierno è l’India (ad esempio nel Kathiawar, Gujarat; vedi Frondel 1962) ma ulteriori esemplari provengono dalla Cina, dal Brazile, dall’Uruguay, dal Madagascar, dal Sudafrica, dall’Australia e dagli Stati Uniti (Cavenago-Bignami Moneta 1980, Frondel 1962).
È probabile che, in passato, anche l’Egitto abbia esportato questa pietra mentre non vi sono informazioni circa uno sfruttamento odierno.



Curiosità sulla pietra:

  • In India la polvere degli esemplari migliori era (/è?) usata come afrodisiaco.
  • In passato, vi era la credenza che potesse influire beneficamente sulla circolazione del sangue e sulle infiammazioni. Per alcuni poteva addirittura far passare il mal di stomaco, tenere lontano gli spiriti maligni e avvertire di un pericolo imminente. Da qui, il suo frequente uso come talismano.
  • Secondo una credenza tanto antica quanto diffusa, nel Decameron di Boccaccio e, più precisamente, nella novella “Calandrino e l’elitropia”, frate Cipolla svela a Calandrino l’esistenza di una pietra -l’elitropia per l’appunto- in grado di rendere invisibili.
  • Nel primo secolo d.C., Plinio indica l’Etiopia, l’Africa e Cipro come località di approvvigionamento dell’eliotropio. Oltretutto, l’Autore spiega l’origine del suo nome, informa circa il suo utilizzo durante le eclissi e riporta la credenza -diffusa dai ‘Magi’- che potesse rendere invisibili, se mescolata con la pianta omonima e condita con gli opportuni scongiuri! Per chiarezza, riporto di seguito il testo di Plinio (sia in latino, sia in italiano).

Plinio, Naturalis Historiae 37, 165: “Heliotropium nascitur in Aethiopia, Africa, Cypro, porraceo colore, sanguineis venis distincta; causa nominis, quoniam deiecta in vas aquae, fulgore solis accidente, repercussu sanguineo mutat eum, maxime Aethiopica. Eadem extra aquam speculi modo solem accipit deprenditque defectus, subeuntem lunam ostendens. Magorum inpudentia vel manifestissimum in hac quoque exemplum est, quoniam admixta herba heliotropio, quibusdam additis precationibus; gerentem conspici negent.


Traduzione da Lefons (2000): “L’eliotropio nasce in Etiopia, in Africa, a Cipro; ha il colore del porro, è segnato da venature color sangue. È così chiamato perché, se lo si getta in un vaso d’acqua, trasforma i raggi del sole che lo colpiscono in riflessi sanguigni, e ciò accade soprattutto per il tipo etiopico. La stessa pietra, fuori dell’acqua, capta il sole come uno specchio e segnala le eclissi, mostrando il passaggio della luna sotto di esso. Anche a proposito di questa pietra abbiamo un esempio, addirittura evidentissimo, dell’impudenza dei magi: essi affermano che se si mescola all’eliotropio la pianta omonima con l’aggiunta di alcuni scongiuri, il portatore diventa invisibile”

 

Riferimenti bibliografici

  • Strauss, F., Ratsch, T., Waechter, D. 2009. Balconi e terrazze da sogno. Milano: Edizioni Red, p. 82.
  • Cavenago-Bignami Moneta, S. 1980. Gemmologia. Milano: Hoepli.
  • Heaney, P.J., Veblen, D.R., Post, J.E. 1994. Structural disparities between chalcedony and macrocrystalline quartz, American Mineralogist, 79, 452-460.
  • Lefons, C. 2000. Gaio Plinio Secondo. Storia Naturale. Libro XXXVII. Gemme e pietre preziose. Livorno: Sillabe.
  • Zhang, Y., Sakurai, K. 2009. Intercorrelation of impurity trace elements in bloodstone rocks: X-ray fluorescence mapping study, Journal of Analytical Atomic Spectromety, 24, 1579-1583.

Testo originale. Non copiare! Citare è facile: da Eliotropio, https:/…. Grazie!
Se non diversamente specificato, le immagini sono acquistate o personali e, pertanto, soggette a Copyright)

Qualche curiosità sul make-up degli Egizi


Dalla lettura di:


Scott, D.A. 2016. A review of ancient Egyptian pigments and cosmetics, Studies in Conservation, 61(4):185-202.

Galena e malachite
Sn: Galena su pirite da Chihuahua, Meico [Foto di Di Rob Lavinsky, iRocks.com – CC-BY-SA-3.0, Wikimedia Commons, curid=10448612]. Dx: Malachite [Foto acquistata su Canva]

Nell’antico Egitto, i cosmetici più comuni erano la malachite (cioè un carbonato di rame di color verde) e la galena (un solfuro di piombo di color grigio scuro).

Entrambi i materiali sono stati rivenuti come grumi compatti o come polveri fini, sia nelle sepolture, sia sulle rocce che venivano usate per macinarli. Oltretutto, sulla base dei rinvenimenti archeologici, è stato possibile determinare il range cronologico entro il quale collocare l’utilizzo “cosmetico” di questi due minerali:

  • malachite – a partire dal 4400 a.C. (periodo Badariano) fino ad almeno il 1187 a.C.(diciannovesima Dinastia);
  • galena – a partire dal 3100 a.C. (tardo periodo predinastico) fino all’ottavo secolo d.C. (periodo Copto), oppure, secondo altri autori fino alla metà del terzo millennio a.C. (intorno alla metà dell’Antico Regno – 2686-2181 a.C.).

Oltre alla malachite e alla galena, vi sono testimonianze che anche la cerussite, l’idrocerussite, la tenorite, l’ematite, la magnetite, la pirolusite, la stibnite e la crisocolla (vd. sotto le composizioni) venissero impiegati per la cosmesi.


I minerali citati forniscono polveri di colori differenti:

  • Cerussite: carbonato di piombo (PbCO3) di colore bianco/grigiastro.  
  • Hydrocerussite: carbonato idrato di piombo  [Pb3(CO3)2(OH)2] di colore bianco/grigiastro.  
  • Tenorite: ossido di rame (CuO) di colore grigio scuro
  • Ematite: ossido di ferro (Fe2O3) di colore bruno rossastro
  • Magnetite: spinello (Fe3O4) di colore nerastro
  • Pyrolusite: ossido di manganese (MnO2) di colore nerastro
  • Stibnite: solfuro di antimonio (Sb2S3) di colore grigio piombo
  • Chrysocolla: fillosilicato contenente rame [Cu2H2[Si2O5](OH)] di colore verde chiaro

La varietà cromatica era relativamente ampia ma l’utilizzo costante di questi minerali poteva essere nocivo. Infatti, molti contengono elementi dannosi per la pelle e per la salute in generale. Per fare solo un’esempio, l’esposizione prolungata al piombo può provocare una grave intossicazione chiamata saturnismo. Senza contare che l’applicazione di materiali metallici a diretto contatto con la pelle non sia proprio da considerarsi un buon anti-age!


Un’altra notizia curiosa riguarda la tintura dei capelli. Infatti, è stato stabilito che, a partire dal periodo Greco-Romano (332 a.C. – 395 d.C.), una miscela di ossido di piombo e calce spenta venisse usata per colorare i capelli. Il rinvenimento di nanocristalli di galena tra i capelli ha fornito un’ulteriore testimonianza relativamente all’utilizzo dei compositi del piombo per ottenere un’intensa colorazione nera.

 

Per saperne di più …

  • Lucas, A. 1930. Perfumes and Incense in Ancient Egypt. Journal of Egyptian Archaeology, 16: 41–53.
  • Ashton, B.G., Harrell, J.A., Shaw, I. 2000. Stone. In: P.T. Nicholson, I. Shaw (Eds.). Ancient Egyptian Materials and Technology. Cambridge: Cambridge University Press, pp. 5–77.
  • Martinetto, P., Dooryhee, E., Anne, M., Talabot, J., Tsoucaris, G., Walter, Ph. 1999. Cosmetic Recipes and Make-up Manufacturing in Ancient Egypt, ESRF Newsletter, 32: 10–2.
  • Martinetto, P., Anne, M., Drakopoulos, M., Dubus, M., Salomon, J., Simionovici, A. & Walter, Ph. 2001. Synchrotron X-ray Micro-beam Studies of Ancient Egyptian Make-up, Nuclear Instruments and Methods in Physics Research Section B, 181: 744–8.
  • Walter, P., Welcomme, E., Hallegot, P., Zaluzec, N.J., Deeb, C., Castaing, J., Veyssiere, P., Breniaux, R., Leveque, J., Tsoucaris, G. 2006. Early Use of PbS Nanotechnology for an Ancient Hair Dyeing Formula, Nano Letters, 6: 2215–9 

    Testo originale. Non copiare! Citare è facile: “da Qualche curiosità sul make-up degli Egizi, https:/…”. Grazie!
    Se non diversamente specificato, le immagini sono acquistate o personali e, pertanto, soggette a Copyright)