Bugie (e) galleggianti

Peonia - Il fiore della vergogna (Foto di Schreib-Engel)


A volte mi chiedo come, dove, quando, ad opera di chi, etc. la menzogna sia diventata un fenomeno socialmente accettabile.



Talvolta arriva così spudorata che non sembra nemmeno possibile che sia una menzogna. E forse è proprio su questo che contano i bugiardi.



Un giorno, nel corso di una riunione di lavoro, espressi l’importanza di svolgere rapidamente il compito che ci era stato affidato. Insistetti proprio sui tempi e sul valore aggiunto della puntualità. “Certo!” mi appoggiò subito un collega. “È nell’interesse di tutti” aggiunse.



Ebbene, nel corso degli anni, il collega in questione è quello che ha ricevuto il maggior numero di feedback negativi, proprio per le lungaggini che non ha saputo/voluto evitare.



Quindi la mia domanda è lecita. Il collega sa che io so. Il collega sa che la sua bugia è inutile perché conosco la verità. Il collega non può nemmeno lontanamente pensare che io creda alle sue parole. Quindi, con quale coraggio mente?



Ho pensato a lungo a quale risposta dare a questa domanda e l’unica immagine che la mia testa riesce a produrre è quella di un cane che si morde la coda. Credo, infatti, che quel “coraggio” provenga dalla consuetudine: “tutti lo fanno, quindi, tanto vale provarci”; “qualcuno forse ci cascherà”; “negare tutto e sempre, anche l’evidenza”; “se lo fanno tutti, cosa può esserci di male?”.



E via, e via, e via… Sempre più bugiardi, sulla scia di un’insana percezione che alimenta se stessa. “La menzogna è naturale perché ampiamente diffusa”, pensano loro. “Un cane rognoso che si morde la coda”, penso io (con tutto il rispetto per i cani!).



Apriamo gli occhi: è solo una percezione. Un’illusione. Una bugia che oggi, tra social e compagnia bella, ha gambe sempre più corte.



E non portiamo esempi “illustri” in nostra difesa. Se anche coloro che ricoprono “ruoli socialmente prestigiosi” ricorrono alla menzogna, non ha senso seguirne l’esempio. Guardiamoli bene. Osserviamoli alla lunga. Hanno perso la nostra fiducia. Si circondano di falsità e opportunismo. Rimangono soli e contribuiscono a minare – forse irrimediabilmente – il senso del ruolo. Delinquenti!



Per nostra fortuna, le bugie son come galleggianti in mezzo al mare. A volte possono essere troppo lontani per essere visti. A volte possono essere momentaneamente invisibili, tirati a fondo da una tempesta di passaggio. A volte possono addirittura fingere di “salvarci” da una situazione scomoda.



Alla lunga, però… Le bugie abbandonate nella lontananza dei ricordi, tornano per una verifica quando meno te lo aspetti. Quelle che erano rimaste temporaneamente sommerse, riemergono e quelle che, in un certo momento, possono esser sembrate un valido appiglio, diventano scivolose.



Morale della favola? Il bugiardo (genderless) non è uno che sa far fronte alle necessità del momento. Il bugiardo è solo un bugiardo. Una persona inaffidabile e vigliacca.



A volte tocca aspettare un po’ ma, alla lunga, tutto torna a galla, a dimostrazione del fatto che mentire è logicamente irragionevole, oltre che socialmente deprecabile.



Al bugiardo, doniamo una peonia: il fiore che risana (gr. παιωνία, agg. παιώνιος «salutare»).

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