Lucrezio sulla storia dell’uomo

”Lucretius”

Busto ottocentesco di Lucrezio al colle Pincio, Roma [Photo: StefanoRR; commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=33021717]



Titus Lucretius Carus (94-55/50 a.C.)

De rerum natura V, 1105-1135



[1105] Inque dies magis hi victum vitamque priorem
commutare novis monstrabant rebus et igni,
ingenio qui praestabant et corde vigebant.
condere coeperunt urbis arcemque locare
praesidium reges ipsi sibi perfugiumque,
[1110] et pecudes et agros divisere atque dedere
pro facie cuiusque et viribus ingenioque;
nam facies multum valuit viresque vigebant.
posterius res inventast aurumque repertum,
quod facile et validis et pulchris dempsit honorem;
[1115] divitioris enim sectam plerumque secuntur
quam lubet et fortes et pulchro corpore creti.
quod siquis vera vitam ratione gubernet,
divitiae grandes homini sunt vivere parce
aequo animo; neque enim est umquam penuria parvi.
[1120] at claros homines voluerunt se atque potentes,
ut fundamento stabili fortuna maneret
et placidam possent opulenti degere vitam,
ne quiquam, quoniam ad summum succedere honorem
certantes iter infestum fecere viai,
[1125] et tamen e summo, quasi fulmen, deicit ictos
invidia inter dum contemptim in Tartara taetra;
invidia quoniam ceu fulmine summa vaporant
plerumque et quae sunt aliis magis edita cumque;
ut satius multo iam sit parere quietum
[1130] quam regere imperio res velle et regna tenere.
proinde sine in cassum defessi sanguine sudent,
angustum per iter luctantes ambitionis;
quandoquidem sapiunt alieno ex ore petuntque
res ex auditis potius quam sensibus ipsis,
[1135] nec magis id nunc est neque erit mox quam fuit ante.

Traduzione: “[1105] Ogni giorno di più chi aveva più ingegno e forza d’animo, mostrava come cambiare il tenore di vita grazie al fuoco e alle nuove scoperte. I re cominciarono a fondare città e a stabilire fortezze per loro difesa e loro rifugio, [1110] e divisero campi e bestiame, assegnandoli a seconda della bellezza, della forza e dell’ingegno di ciascuno: molto infatti valevano la bellezza e la forza. Più tardi si scoprì la ricchezza e l’oro che tolse facilmente l’onore a forza e bellezza, [1115] giacché quelli che sono pur nati forti e di bell’aspetto seguono comunque la fazione di chi è più ricco. Se invece si considerasse la vita secondo la vera ragione, la vera ricchezza per l’uomo è vivere sobriamente e serenamente: del poco non c’è mai penuria. [1120] Ma gli uomini si vollero famosi e potenti, perché la loro fortuna durasse su fondamenti stabili, e loro potessero trascorrere una vita tranquilla da ricchi; invano perché, lottando per giungere ai sommi onori, si resero ostile il cammino dell’esistenza [1125] e l’invidia come un fulmine li colpì e li scagliò talvolta dalla cima con disonore fino al cupo Tartaro, perché con l’invidia, come con il fulmine, bruciano le cime e tutte le cose che sovrastano le altre, al punto che è molto meglio una tranquilla obbedienza [1130] che voler dominare e tenere il potere. Lascia dunque che si sfiniscano inutilmente e sudino sangue a lottare sullo stretto sentiero dell’ambizione; costoro sanno per bocca d’altri e desiderano le cose più per fama che per i loro sensi, [1135] e questo accade e accadrà come fu nel passato.”

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